La storia

Tante possono essere le interpretazioni che oggi, a distanza di oltre trenta anni, si possono dare alla paternità della nascita di uno dei fermenti musicali piu' rivoluzionari della storia della musica; un fenomeno che fu pari, o forse in definitiva e per certi versi addirittura superiore, alla rivoluzione musicale che alla fine degli anni cinquanta porto' alla fragorosa scoperta dei rock'n'roll lo sbocciare dei movimento beat Infatti, se il rock'n'roll era stato la rivoluzione musicale dei 'teen agers' di quel periodo, il movimento beat lo fu in misura superiore per il semplice fatto che, ad un nuovissimo e dissacrante modo di 'far musica', si unissero dei testi nelle canzoni che rappresentarono la insoddisfazione giovanile di quel periodo. Ai 'blue jeans', alla 'Coca Cola' e al 'chewing-gum' di rock'n'rolliana memoria, i giovani dei 'mid-sixties' sostituirono gli ingredienti, con capelli lunghi', 'stivaletti' giacche abbottonate dalla cintola fino al collo, cravatte floreali ed anche un nuovo lessico che ostentasse freschezza e, di contro, forte provocazione nei cosiddetti 'matusa'. Il ponte che univa queste due irrefrenabili forze giovanili fu il 'Juke Box' una magica scatola impazzita che con una monetina faceva volare in alto i cuori di tutti gli adolescenti insoddisfatti. Ebbene, le cause principali dei movimento beat ( a parte una filosofia tutta americana dovuta a scrittori avanguardistici ) sono da ricercarsi senza timore di smentita nel movimento prettamente musicale nato a Liverpool e riconducibile ai Beatles e a tutta una masnada di gruppi similari. In Italia quattro furono le citta' che si contesero la palma di 'Liverpool italiana' : Modena, Padova, Parma e Verona. Soprattutto in queste quattro citta' i complessini musicali spandevano a mani basse il loro 'sound' incontenibile ma Padova ha un piccolo punticino in più con le debite proporzioni pote' vantare una analogia con I' Inghilterra dei periodo: la' si creo' ben presto una rivalità accesa tra i Beatles e i Rolling Stones, rivalità forse agli inizi 'voluta' da giornalisti e discografici ma che in pochissimo tempo si sparse come una macchia d' olio in tutto il mondo. A Padova, tra i tanti gruppi e gruppicini che elargivano sonorita' beat, si creò ben presto una rivalità accesa tra i Delfini e i Ragazzi dai Capelli Verdi: i primi attenti alla melodia ed anche ad una certa tradizione italiana, vestiti di tutto punto e stravaganti quanto basta vedi Beatles ); i secondi più viscerali e distorti più provocatori e irruenti, soprattutto nel suono vedi Rolling Stones );. Certamente la popolarita' raggiunta in ambito nazionale dai Delfini fu superiore in modo inequivocabile ma, con un pò di fantasia è bello pensare che anche nel nostro paese successe in piccolo quello che in terra d'Albione era successo alla grande; Renzo Levi Minzi, Franco Capovilla, Mario Pace e Sergio Magri erano la 'crema' più ricercata a Padova da chiunque volesse formare un complesso con la 'C' maiuscola; distribuiti in gruppetti rivali, la fortuna dei quattro ragazzi si concretizzò quando decisero di formare un gruppo proprio e di tentare la scalata al successo; furono notati da un personaggio che, pur possedendo una piccola 'label', in quel periodo ha lasciato una traccia indelebile nel mondo beat: Carmine De Benedittis, della CDB che fece di tutto, salti mortali compresi, per battere le grandi 'major' in una battaglia gia' persa in partenza; la sua costanza e il suo lavoro comunque portarono risultati sorprendenti per la piccola etichetta. I Delfini incisero ben presto il primo singolo che ebbe però dei ritardi di pubblicazione dovuti anche a delle divergenze di carattere burocratico; sulle due facciate dei singolo figuravano "Voglio essere il tuo uomo" ("I wanna be your man dei Beatles, incomprensibilmente con titolo in italiano e testo in inglese ) e "Tu devi ritornare da me" una versione accorta e sofferta della spettacolosa "Tell me" dei Rolling Stones. Quel ritardo di cui si accennava poc' anzi permise alla Vedette di pubblicare " Quel che ti ho dato" nella impeccabile versione degli Equipe 84 i quali, con testo diverso, avevano inciso anch'essi " Tell me " degli Stones. Fu cosi che quando finalmente il singolo dei Delfini apparve sul mercato, quello dell Equipe 84 aveva preso già il volo verso gli alti lidi della notorieta' e la versione dei gruppo padovano venne praticamente oscurata. Ma i Delfini ci dettero dentro e non si arresero alle prime traversie, tanto che in poco tempo si guadagnarono piazze e trasmissioni televisive altamente ambiziose; quando l'orrnai mitico Piper Club di Roma apri i battenti per dare il via in tutta Italia a locali analoghi che mai comunque raggiunsero i fasti dei tempio di via Tagliamento i Delfini erano la', sulla pedana dei 'tempio dei beat' a scandire le magiche note dei movimento. La tenacia di Carmine De Benedittis fece si che ben tre gruppi da lui gestiti, figurassero nel raro LP "Una serata al Piper" della RCA: Delfini, Rokketti e Jaguars, insieme a Mike Liddell & gli Atomi; uno dei primissimi dischi 'dal vivo' mai pubblicati nel nostro paese che, in verità, non venne inciso al Piper, bensì in uno dei tanti studi della RCA con pubblico 'scelto' per l'occasione. Il gruppo di Capovilla e Levi Minzi effettuò due scoppiettanti covers di "Memphis Tennessee" e "The last time" Pur non raggiungendo mai la leadership in fatto di vendite il gruppo dei Delfini è tutt'oggi ricordato come uno dei gruppi beat più famosi dell'epoca subito dopo i 'mostri sacri 'Nomadi, Equipe 84, Rokes, Camaleonti e pochi altri. De Benedittis intraprese una fitta corrispondenza 1 scambio nientemeno che con gli Stati Uniti e ottenne una specie di 'baratto' musicale importantissimo con gli States: lanciare in Italia il gruppo degli Happenings (che parteciparono anche al Festival di Sanremo edizione '67 con il brano "Quando vedrò") ottenendo in cambio un'insperata tournèe dei Delfini negli U.S.A.. In verita' non si trattò proprio di un tour, poiché i sindacati dei musicisti americani non permisero esibizioni dal vivo nei locali statunitensi, anche se dopo l'apparizione televisiva al l'importantissimo "Ed Sullivan Show" le richieste furono molteplici. I Delfini interpretarono tre brani da Ed Sullivan "You went away" ('Tu te ne vai"), "Mr volare" ("Nel blu dipinto di blu" di Modugno) e "Tomorrow" ("Dornani penserai a me ") In quell'occasione furono intervistati addirittura da Ruggero Orlando per un servizio dagli Stati Uniti per la FAI e assistettero a tantissimi concerti di personaggi che fino ad allora avevano visto solo in fotografia; un concerto li impressionò più degli altri; quello di Wilson Pickett aW "Apollo" di Harlem; i quattro ragazzi padovani erano gli unici 'bianchi' tra gli spettatori! Il 'Rhythm' & Blues' li scioccò a tal punto che loro stessi furono probabilmente il primo gruppo a far uso dei Sax in una formazione italiana. La fine dei movimento beat portò anche alla fine della CDB e dei gruppi ad essa affiliati. I Delfini hanno lasciato una traccia importante nella nostra musica, uno dei pochi gruppi a mescolare le sonorita' prettamente beat straniere con una sorta di melodia tutta italiana. I due CD pubblicati dalla MUSIC ON SALE sono di una capillarità incredibile; mancano i brani "Beat Beat Hurrah" e "La speranza è giovane" perchè a suo tempo ( 1967 ) pubblicati su etichetta Decca ( la Decca aveva un posto per la manifestazione " Un disco per I' estate ma non aveva un gruppo da inserire nel contesto e anche li' il solito Carmine De Benedittis e quindi privi di permes­so; "Eloisa e Laila'' dei 1967, su etichetta Feeling ( dove figuravano i soli Franco Capovilla e Mario Pace); " Quando Tornerai " e " Nebbia " dei 1968, poichè trattasi di un gruppo deno­minato per I' appunto Delfini ma con elementi dei tutto diversi, una clonazione quindi; " Il mio concerto " e " Dolphin's time " dei 1970 perche' anche qui non si tratta dei Delfini originali bensì di un gruppo di presumibile estrazione francese.

All'intero dei primi LP del gruppo, si distinguono “Piangevo per te", un buon motivo beat con un giro di basso impeccabile; "Il mio dolore” splendida cover di "Ali of my sorrows" degli Shadows (se ne ricorda anche una tenera versione dei Searchers); "Anche se lei” un bel 'lento' sullo stile Equipe 84 periodo Vedette; "La preghiera” sorta di ' Messa beat antesignana ai brani dei Barritas e Brains che verranno dopo; il classico "Signora" ("Una fetta di limone" di Gaber e Jannacci) ; la stupenda "Non piango mai" solenne lento di atmosfera con grande giro armonico; e la succitata "Tu devi ritornare da me". Tra le 'Bonus Tracks' la 'americana' "You went away" e l'impalpabile "I sogni son finiti"; il bel moderato cadenzato beat di "Ricordi d'amore"; "Scende la sera", forse la loro più bella canzone in assoluto; "Domani penserai a me” un intelligente ed orecchiabile stampo beat/R. & B. con un finale elettrico incandescente; l'ottima "Tu te ne vai” perfetto dosaggio di melodia beat con in grande assolo di sax; "Dimmi tu", ottimo esempio di 'Soul Beat' con tanto di chitarre in 'levare' il beat grintoso di "Sono giù" molto più vicina ai Rolling che ai Beatles che racchiude una svisata chitarristica sicuramente interessante; la travolgente superba "C'è un posto migliore per noi", cover dell'inarrivabile "We've gotta get out of this piace" degli efferati Animals del grande Eric Burdon; il beat di maniera di "Fate come noi" e tra le 'bonus' la intelligente rivisitazione di "Nel blu dipinto di blu" che per l'occasione divenne "Mr volare". Una traccia, quella dei Delfini, che ancora oggi si ripercorre con piacere; grintosi ma non troppo, un cocktail vincente e difficilmente riscontrabile per il perfetto dosaggio. Se volete tuffarvi nella 'piscina dei beat italiano' non abbiate timori e fatelo subito; i Delfini sono mansueti e, come si sa, tra gli 'animali' più amabili di questo mondo.

Buon bagno beat!.         

CLAUDIO SCARPA

dall'interno de "I Delfini"

 

Negli anni sessanta c'erano tanti ragazzi che amavano i Beatles e i Rolling Stones e questo sviscerato amore si manifestava oltre che nel modo di vestirsi e comportarsi, soprattutto nel tentativo di imitarli formando un gruppo che suonasse I' adorata musica beat.

Il procedimento da seguire era:

1) trovare alcuni amici che sapessero almeno strimpellare uno strumento ed arrivare ad un numero minimo di quattro, indispensabile per formare un gruppo.

2) darsi un nome, impresa difficilissima perche' c' era il rischio di sceglierne uno gia' appartenente ad un altro gruppo.

3) trovare i soldi per comperare la strumentazione necessaria ed una cantina in cui poter provare i pezzi da eseguire ( in caso di genitori ricchi si passava direttamente al punto successivo).

4) dopo un periodo di apprendistato svolto durante le feste di amici, cercare balere e dancing dove suonare regolarmente.

Alla fine di questo tirocinio piu' o meno breve, se il gruppo aveva delle doti e/o un discografico che credeva in loro il cerchio si chiudeva con I' incisione dei tanto sospirato primo disco. Quattro studenti di Padova non sfuggono a questa regola ed e' cosi' che Franco, Mario, Renzo e Sergio diventano i DELFINI, un nome che evoca il mare e gli spazi aperti, come la loro musica: semplice e solare; un beat molto melodico arricchito dati' impiego dei sassofono, strumento abbastanza inusuale per I' epoca tanto che solo i Dave Clark Five, tra i gruppi stranieri, ne facevano regolarmente uso. Il loro primo disco e' la ripresa di due pezzi dei Rolling Stones: " wanna be your man" scritta dai Beatles e "Tell me" ( Tu devi ritornare da me ) come I' avrebbero cantata i Beatles; meno potente della versione dell' Equipe 84 ma sicuramente piu' vicina ai gusti musicali dei nostri quattro amici. I dischi successivi confermarono la loro buona vena che raggiunge ottimi livelli con "Stasera sono solo" ( High hell sneekers ) e "C'è un posto migliore per noi" ( We've gotta get out of this piace). Ma e' nelle loro composizioni originali che i ragazzi si esprimono al meglio creando degli autentici gioiellini come: " Quella dei sogni miei " " Credimi cara " " Non piango mai " e sopra tutte la stupenda " Tu te ne vai " che il 18 giugno dei 1966 ha I' onore di diventare Bandiera gialla, scalzando dal primo posto niente meno che gli Small Faces e la loro micidiale " Sha-la-la-lee " Purtroppo dopo questo grosso hit i DELFINI non riescono a ripetersi sui livelli precedenti, anche se possiamo certamente citare altre piccole gemme della loro produzione quali " Fate come noi " ed in particolare " Segreto Amore " versione italiana di " Secret love " delle Chiffons tradotta pari pari anche nel testo e che viene resa in una grintosa versione rhythm and blues. Purtroppo questo disco e' di una rarita' assoluta, tirato in pochissimi esemplari e probabilmente ritirato poichè viene immessa sul mercato I' edizione contenente " Scende la sera " come retro dei lato A " Questa notte amore " comune ad entrambe. Merita una doverosa citazione la loro apparizione nello storico LP " Una serata al Piper " con due pezzi cantati in inglese " Memphis Tennessee "e " The last time", suonata con gli Stones nella testa e i Beatles nel cuore. In quegli anni incidono anche due LP's di buona fattura che raccolgono il meglio della loro produzione CDB, prima di passare alla Decca nel 1967; giusto il tempo per partecipare alla manifestazione "Un disco per l'estate" con "Beat beat hurrah" anche se il meglio viene dato nel retro "La speranza e' giovane" che resta il loro canto dei cigno. Poco dopo Renzo se ne va per intraprendere la carriera solistica, Franco e Mario tentano I' avventura con altri compagni ritornando, anche loro come Renzo, alla vecchia casa discografica, ma il titolo della prima incisione con il nuovo gruppo segna il loro epitaffio: "I sogni son finiti".

FULVIO BERETTA

dall'interno de "I Delfini"